Buona la prima delle regate sarde

by / 0 Comments / 486 View / 13 maggio 2015

Si è conclusa la settimana scorsa la Cap Cagliari Offshore Regatta. Tiriamo le somme prima di concentrarci sul gran finale della stagione italiana, la Round Sardinia Race.

”Buona la prima” come si dice di solito. Non tanto nell’ottica di un’eventuale seconda edizione (sempre questa sfera di cristallo che ci manca), quanto pensando al binomio Cap Cagliari/Round Sardinia, quinta e ultima regata del calendario italiano, partenza il prossimo 23 maggio.

Due prove non soltanto valide dal punto di vista ”burocratico” per la qualificazione alla Mini Transat ma soprattutto sul piano qualitativo: l’obiettivo era di alzare il livello di difficoltà ed è stato raggiunto (percorso e condizioni impegantive, pochi concorrenti ma agguerriti).

Come per la Fezzano-Talamone che ha aperto la stagione, si trattava di trasferire la flotta fino a Cagliari. Questa volta la ”legge del trasferimento” è stata rispettata: parti da un punto A per raggiungere un punto B, puoi essere sicuro che il vento soffierà da B verso A, comma 1.2 della legge di Murphy.

Tutta di bolina? Quasi. Ci sono state anche fasi di bonaccia e di andature portanti. Poche ore di lasco ma fondamentali per la regata perché hanno permesso ai primi di staccare definitivamente gli inseguitori con chiare conseguenze sull’ordine di arrivo.

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Terza vittoria su quattro regate per Michele Zambelli a bordo di Illumia

1. Michele Zambelli, Illumia (788, prototipo). Primo overall, in solitario e prototipo.

Arrivato il 6 maggio, alle ore 00.14, dopo circa 3 giorni e mezzo di navigazione.

Come già detto è stata una regata impeccabile quella di Zambelli. Liberato dalla pressione del suo avversario diretto (Alberto Bona e Onlinesim ritirato la prima notte, vedi più avanti) ha continuato a navigare veloce, in configurazione Transat (sempre sotto pilota automatico in modalità bussola a regolare le scotte dal pozzetto e con la pila a combustibile accesa per produrre energia). Anche lui ha avuto qualche avaria e problemi che ha dovuto risolvere. Come ci ha detto nell’intervista: ”anche se può sembrare assurdo, queste regate di qualifica servono a questo: rompere tutto quello che si può rompere in modo da essere pronti per la Mini Transat.” Fuori intervista, Zambelli ha raccontato come ha scoperto altre astuzie per portare al meglio il suo bel prototipo (come le virtù elastiche delle cime poliestere, per esempio). Una barca, Illumia 788, a cui Michele vuole bene, almeno quanto lei vuole bene a lui…

2. Andrea Pendibene e Giovanna Valsecchi, Pegaso 883

Arrivati il 6 maggio, 3 ore e mezzo dopo Zambelli, primo equipaggio in doppio, in prototipo (anche se la barca è in attesa dell’omologazione di serie).

Sono tornati a volare alto Pegaso e il suo equipaggio. Incontrati sui pontili il giorno dopo l’arrivo, Andrea Pendibene e Giovanna Valsecchi avevano un gran sorriso e indossavano una maglietta con la scritta ”Keep Calm and Join the Navy”. Divertente: ricorda il successone disco degli YMCA.

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Giovanna Valsecchi e Andrea Pendibene sorridenti sui pontili della Canottieri Ichnusa di Cagliari

Aggiungiamo: rimanere calmi, questo sì, sempre. Ma non solo: bisogna correre la propria regata senza buttarsi giù quando c’è un problema, senza strafare o esaltarsi troppo quando le cose vanno bene. Grosso modo quello che, in un’altra classe (i monotipi Figaro), uno psicologo sportivo spiegava essere un fattore di performance fondamentale: la capacità di ”mediare le proprie emozioni, diventare animali a sangue freddo”. Prendiamo spunto da una conversazione VHF che abbiamo avuto con Pendibene il secondo giorno tra Elba e Capraia. Di bolina, dopo una prima notte tosta e con quel diavolo di Andrea Fornaro alle calcagne che rimontava a vista d’occhio. Si sentiva dalla voce che lo skipper di Pegaso era giù di morale: ”Abbiamo l’elettronica fuori uso, ci rimane soltanto la radio e l’autopilota. Per noi ormai si tratta soltanto di concludere la regata.” Invece la Cap Cagliari si è conclusa con una vittoria in doppio. Ha anche permesso all’equipaggio di Pegaso di evidenziare le cose da mettere a punto. In particolare problemi d’infiltrazioni d’acqua che sembrano venire dall’attacco del caricabasso del bompresso sul diritto di prua, dal trasponder del log e dalla fissazione dei timoni. Un po’ di lavori da fare sul Pogo 3 quindi dopo una ”regatona” da parte dell’equipaggio della Marina Militare. Leggere il racconto di Andrea e Giovanna sul blog di Pendibene.

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Prima regata sul prototipo 240: Enhorabuena Pilar e come di lei ”todo es possible!”

3. Pilar Pasanau (Peter Punk 240, in solitario, prototipo)

E brava Pilar! Anche questo l’abbiamo sottolineato: era la prima regata con Peter Punk (il mitico 240, l’ex Sampaquita di Bruno Garcia, quasi una barca federale in Spagna). La navigatrice di Barcellona ha preso le misure del prototipo, tanto che a un certo punto sembrava l’unica in grado di poter contestare la leadership di Zambelli. Ha tenuto testa ai ”cannibali” di Alla Grande e Sideral, cedendo soltanto a Pegaso. Stanca, ha dovuto mettere tra parentesi la gara di virate lungo costa per riposarsi un po’ tirando un bordo al largo. Lì ha vissuto un incrocio un po’ troppo ravvicinato con un traghetto. ”E’ una barca molto fisica, ho mal di schiena a forza di fare contorsionismo ogni volta che entro o esco dalla cabina. Però sono felice del risultato e ho imparato molto sulla barca.

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Ambrogio Beccaria con Alla Grande mette a segno un altro risultato di rilievo, questa volta con la sua compagna

4. Ambrogio Beccaria e Vittoria Ripa di Meana (Alla Grande 539, in doppio, serie).

Dopo un risultato sotto tono al GPI, Alla Grande è tornato… alla grande. Rimasti in agguato per la prima parte della regata, Ambrogio Beccaria e la sua compagna Vittoria (che ha partecipato ai lavori in cantiere per rimettere a posto il Pogo 2) hanno attaccato nella seconda parte. Sono riusciti a superare Sideral di Andrea Fornaro all’isola di Serpentara, a 25 miglia da Cagliari. Come ci si poteva aspettare, Fornaro non ha mollato un centimetro e cercato in ogni modo di ripassare davanti. Fino a una decina di miglia dal traguardo quando ancora c’era da bordeggiare nel Golfo di Cagliari. ”Eravamo mure a sinistra”, ci ha raccontato Ambrogio, ”quando ho visto Andrea poggiare deciso e issare il frullone. Ho deciso di coprirlo e abbiamo poggiato pure noi. C’è stato un momento di stress a bordo perché lo scarso è arrivato e Andrea era partito dalla parte giusta.” Alla fine tra le due barche c’è solo un minuto e 15 secondi di distacco dopo quasi quattro giorni di regata. A quelli di Alla Grande piacciono questi arrivi al fotofinish. Anche a noi.

E così Giovanna, Pilar e Vittoria, le tre donne della Cap Cagliari erano a bordo delle quatto prime barche classificate… Meditate maschietti, meditate.

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Grande prova da parte di Andrea Fornaro a bordo di Sideral nonostante la mancanza di avversari diretti nella sua categoria (serie, in solitario)

5. Andrea Fornaro (Sideral, in solitario, serie)

Qualcuno penserà che la lotta era impari tra Alla Grande e Sideral. In effetti era così: Andrea Fornaro da solo ha dovuto concedere il quarto overall alla coppia di Alla Grande. Comunque ci ha provato in tutti i modi. Tanto di cappello per la forza di carattere di Fornaro che scrive nel suo blog con lucidità: “Sono veramente soddisfatto di questa prova. Ho trovato un buon ritmo in solitario, importante per me in vista della Mini Transat. Sono riuscito a mangiare in condizioni dure e a gestire il sonno senza penalizzare la performance della barca. La regata in sé è stata estenuante. Non so quante decine di cambi vele ho fatto e quante ore ho timonato. Il mini è duro, ci vuole preparazione e tanta forza interiore, altrimenti non ce la fai. Se devi fare un bordeggio sottocosta e spostare i pesi ad ogni virata è facile cadere nello sconforto e mollare un po’… Io in questa regata ho lavorato proprio su questo, ovvero forzarmi a fare tutto quello che andava fatto e adesso sono davvero sfinito, ma consapevole. Ho le mani che pulsano e gli occhi che bruciano, ma la barca ha navigato forte e ora so fin dove può arrivare. La Mini Transat resta comunque un salto nel buio, ma una prova come questa ti aiuta molto.”

Tra il quinto e il sesto classificato, un altro gap di quasi sei ore. Tortuga di Andrea Iacopini e Tommaso Stella termina davanti al prototipo Banzai degli ungheresi Kovac e Kola che hanno dovuto risolvere un blackout elettrico (”è stato un lungo, lungo viaggio” ripetendo più volte ”lungo”) e di Vela per la Pace.

A bordo di quest’ultima, in compagnia di Francesco Guidetti, correva la sua prima regata Mini il giovane Alberto Riva, 23 anni, studente in ingegneria. Qualche settimana prima, ha partecipato al trasferimento di un Class 40 dall’Olanda fino a Malaga in compagnia di Tommy Stella. ”Se non viene rovinato dagli studi d’ingegneria, questo ragazzo può fare grandi cose sui Mini 650, ha il profilo giusto” ha riassunto Tommy Stella in una battuta…

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L’attacco dello strallo rotto su Vela per la pace

Vela per la Pace, un mezzo miracolo di Sant’Efisio. A una ventina di miglia del traguardo i ragazzi del Twister rosso si sono resi conto che l’attacco dello strallo di prua era tagliato netto. Quando è successo? Mistero. Immediata la reazione, quella giusta: assicurare l’albero mettendo tutte le drizze disponibili sotto tensione.

Onore a Cimbra-Marineria Italiana. Se i ricchi sono sempre più ricchi come abbiamo detto quando l’elastico si è teso fino a rompersi all’altezza delle Bocche di Bonifacio, quando le cinque prime barche filavano verso Sud mentre le altre rimanevano ferme più a Nord, è altrettanto vero che spesso i poveri sono sempre più poveri. Penalizzato da problemi di spinnaker, stressato da impegni lavorativi che rischiava di non poter onorare, l’equipaggio è stato tentato di ritirarsi più di una volta. Invece ha tenuto duro, è andato fine in fondo, castigato fino al traguardo. Dopo tanta tanta bonaccia, una bella bolina (tanto per cambiare) contro 30 nodi nel Golfo di Cagliari nelle ultime miglia, di notte.

I ritiri

Una presa d’aria strappata via durante il rimorchio per uscire da Genova che lascia un buco in coperta: è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Matteo Rusticali skipper di Spot 444. Di solito sorridente e sempre pronto a scherzare, Matteo sembrava teso prima della partenza. Non se la sentiva di ripartire nelle retrovie con le condizioni meteo annunciate, ha rinunciato e ha fatto bene.

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La rottura di una deriva laterale la prima notte a bordo di Onlinesim (nella foto) ci ha privato di un duello avvincente tra Bona e Zambelli

Il ritiro di Alberto Bona con Onlinesim in seguito alla rottura di una deriva laterale ci ha privato del duello con Zambelli. Duello che era iniziato nel miglior dei modi con le due barche sempre a vista. Sul suo sito, Alberto ha raccontato l’incidente e conclude: ”E’ un peccato ma alla fine è meglio spaccare adesso mentre mi sto allenando per la Mini Transat, c’è ancora tempo per tornare in cantiere e sistemare al meglio le cose.” Da segnalare che queste derive erano una delle poche cose che erano rimaste della versione precedente del 756. Il programma di ottimizzazione del prototipo da parte dei progettisti di SkyronLab prevedeva la loro sostituzione in una seconda fase. Così si inizia prima del previsto.

Non ce l’ha fatta Maurizio Gallo a bordo di Yak: senza autopilota sin dalla prima notte, non era possibile andare avanti in sicurezza. Si è ritirato a Talamone.